Chiara Tronchin: il teatro La Fenice di Venezia raccontata ai bambini attraverso le mie illustrazioni.
Chiara Tronchin è un architetto ed un’illustratrice Trevigiana che collabora prevalentemente nel settore “Education” al teatro La Fenice di Venezia. Si occupa di realizzare tutte le grafiche per le loro attività di lavoratorio volte a coinvolgere e al tempo stesso avvicinare i giovanissimi al mondo del teatro e della musica. Chiara ha nel tempo collaborato anche con una serie di scrittori e con una casa editrice denominata “ORTICA” con la quale ha pubblicato una serie di libri per bambini. Incuriositi dal suo interessante percorso, abbiamo deciso di porle alcune domande:
Ciao Chiara, grazie per la tua disponibilità! Partiamo subito con una domanda bruciapelo: ANALOGICO o DIGITALE? Prediligo l’analogico. Disegnare a mano per me è una questione fisica: amo usare rulli, spatole, sporcarmi le mani, stare in piedi, sedermi, uscire dalla stanza, tornare, cambiare la prospettiva del foglio, usare l’olio e l’acqua…L’approccio al foglio bianco dev’essere per me fisico e il flusso di pensiero dalla testa al foglio, continuo. Parto con il collage per vedere l’ingombro delle forme nello spazio. La mia formazione da architetto influenza la fase progettuale e come prima cosa penso alla composizione, alle dimensioni e ai volumi che creo con carta e forbice e poi posiziono sul foglio. In mente non ho un’immagine finale ma una sensazione e per trasmetterla cerco già di ottenerla nella composizione, attraverso le forme appena abbozzate (la scena di un matrimonio sarà centrale e affollata, una casa di campagna più ariosa, la solitudine sarà su un angolo, l’amore dichiarato al centro, quello segreto in secondo piano ecc…). Poi passo ai dettagli. Lavorare con le mani mi rilassa e fa uscire le soluzioni per me migliori. Il computer invece è sempre e comunque un filtro, non mi permette di gestire l’errore (che molte volte può essere la parte migliore di un disegno), mi consente di cambiare ossessivamente un colore o la posizione di un personaggio e diventa per me un lavoro più stressante. Cerco dunque di utilizzarlo solo alla fine per migliorare i contrasti o la saturazione dei colori. Spesso però i tempi di consegna sono strettissimi e le richieste di modifica da parte del committente frequenti e questo non mi permette di seguire il processo creativo che vorrei.

Cosa influenza la selezione e l’accostamento di colori nelle tue illustrazioni? La palette colori nasce insieme all’illustrazione. Non ne ho una sempre uguale. Il colore fa parte della sensazione che quell’illustrazione per me deve trasmettere. Se l’ambientazione è giapponese, mi ispiro alla palette delle stampe orientali, se il pubblico è solo di bambini prediligo colori più accesi e primari, se i soggetti sono magici e fantasiosi scelgo accostamenti più azzardati. E’ vero che la palette colori, così come la tecnica, identifica lo stile di un illustratore ma avere sempre lo stesso approccio per progetti diversi sarebbe noioso. Mi piace per ogni progetto utilizzare colori diversi e scegliere la palette ispirandomi ai grandi artisti (tra i miei preferiti Marc Chagall per i colori brillanti, Egon Schiele per l’accostamento di rosso, giallo pallido e nero, Magritte per le scelte cromatiche ambigue, Pieter Bruegel per il contrasto tra colori freddi e caldi nei suoi paesaggi invernali, Gino Rossi per la mescolanza di blu, verde e colori terrosi).


Cosa pensi ti riserverà il futuro? Hai qualche sogno nel cassetto? Mi sono sempre mossa nel mondo dell’infanzia e dell’Education. I bambini sono ciò che l’umanità sarà e questo pare scontato e banale ma non lo è. L’illustrazione per l’infanzia ha un grande potere: è il primo incontro dei bambini con l’arte e il senso estetico e può veicolare valori eterni come l’amore, l’amicizia, la solidarietà, l’accoglienza…Valori che i bimbi, magari, non comprendono del tutto, ma intuiscono, con curiosità e interesse. Credo poi che l’illustrazione, in quanto pittura “narrativa”, racconti prima di tutto l’autore e la mia propensione al mondo dei bambini dipende anche da una esigenza personale: quando disegno, prendo sicuramente ispirazione dalla vivacità e purezza di mio figlio che ha 3 anni ma cerco anche un contatto con la mia parte “fanciullesca”. Parlando di progetti futuri vorrei, dunque, rimanere in questo ambito e al tempo stesso sperimentare nuovi materiali applicando le mie illustrazioni su tessuto, (magari per brand di abbigliamento per bambini), oppure su ceramica per linee di arredo casa o su legno per giocattoli.


