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Valeria Cunto

Valeria, hai iniziato la tua carriera come grafica a Roma, per poi specializzarti in digital Art Direction e Ux Design a Milano, lavorando in agenzie pubblicitarie di spicco. In che modo questa formazione ha contribuito alla tua evoluzione come illustratrice, e quali elementi del tuo background grafico influenzano il tuo lavoro attuale? Il lavoro in agenzia di comunicazione ha influenzato notevolmente il mio approccio all’illustrazione. Sono incline a essere un’illustratrice adattiva, nel senso che cerco di adattare lo stile in base al progetto che mi trovo di fronte, poiché ogni lavoro ha la sua anima e il suo obiettivo specifico. L’esperienza come Art Director mi ha insegnato che la comunicazione e l’arte sono due entità diverse, e che il nostro stile peculiare non è sempre adatto a un prodotto specifico. L’art direction mi ha inculcato l’importanza dell’osservazione e dell’approfondimento. La mia curiosità, d’altra parte, mi ha spinto a formare una cultura di base composta da una vasta gamma di elementi, dai libri ai film, abbracciando tutto ciò che è popolare. Questa curiosità costante mi fornisce numerosi spunti e idee quando si tratta di trasporre concetti su carta. Il gusto e la visione personale emergono sempre, in qualche modo, ma possedere una certa poliedricità significa essere in grado di conferire un’identità distintiva a un progetto, rendendolo appropriato e preciso per il tipo di prodotto che mi trovo a dover rappresentare o comunicare. Sul fronte della grafica, la mia formazione tecnica è stata particolarmente utile, specialmente nelle situazioni in cui ho lavorato su app o siti web. Ad esempio, mi ha aiutato a gestire la composizione dell’immagine, l’esportazione dei file e la comprensione del rapporto tra il copy head e lo spazio da illustrare. Oltre a ciò, sono stata in grado di implementare un’organizzazione del lavoro efficace, mantenendo coerenza nella creazione di sintetici Illustration System. Un aspetto che ho tratto dall’esperienza nella pubblicità riguarda anche il lavoro di still life, video e 3D, soprattutto nel contesto del food. La rappresentazione degli elementi in tridimensionale si è radicata in me come la colla, caratterizzando notevolmente il mio lavoro come illustratrice.

Hai collaborato con brand molto noti, da Luxottica a Miele Italia.  Come affronti la sfida di interpretare la visione e i valori di un marchio attraverso l’illustrazione e come personalizzi il tuo approccio per soddisfare le esigenze di ciascun cliente? Cerco di ascoltare attentamente le richieste del cliente, per instaurare un dialogo empatico che vada oltre la mera pratica. Mi sforzo quindi di andare al di là delle parole, cercando di cogliere ciò che potrebbe non essere stato esplicitamente detto, ponendomi in modo ricettivo e andando oltre le richieste. Luxottica e Miele Italia, rappresentano due clienti distinti, ognuno con dinamiche ed esigenze diverse: Il primo è un cliente indiretto, in quanto ho collaborato con loro attraverso Tango, un’agenzia di Milano guidata dalla direzione creativa di Filippo Solimena. Luxottica mi ha presentato un concept da sviluppare, il quale doveva comprendere un ampio set di icone per un’app legata al loro brand. Nelle fasi iniziali ho realizzato bozzetti grezzi, utilizzando carta e matita con stili differenti, al fine di comprendere quale funzionasse meglio. Successivamente, ho creato degli stilemi replicabili su vasta scala, digitalizzando l’intero progetto. Miele, invece, è stato un cliente diretto, che mi ha commissionato delle illustrazioni basate sul mio stile personale. In questo caso, il progetto finale riguardava la realizzazione di un poster, nel quale ho cercato di creare illustrazioni eleganti, ispirate a un concetto di realismo. Ho successivamente garantito che tutti gli elementi richiesti, in termini di forme, dimensioni e colori, fossero armoniosi tra di loro, consentendo un utilizzo sia in modo singolo che collettivo, a seconda delle necessità.

Come nomade digitale hai focalizzato la tua attenzione sul lavoro da illustratrice.  In che modo questa scelta ha influenzato la tua visione creativa e come hai trovato un equilibrio tra il lavoro su progetti illustrativi e la tua esplorazione continua nelle arti visive? Il viaggio occupa un posto di grande rilevanza nella mia vita, anche se devo ammettere che mi suscita paura. La mia natura poco coraggiosa ha reso spaventoso ogni trasferimento da un luogo all’altro, tanto che alla fine è diventato una sorta di sfida personale. Affrontare queste situazioni richiede da parte mia, piccoli atti di coraggio per vincere la paura. Superare queste sfide mi conferisce forza e accresce la mia apertura mentale. Nel complesso, ho scoperto che, come in altri ambiti, l’assenza di un’etichetta definitiva che mi identifichi o di un luogo fisso in cui lavorare, fa parte integrante di me e non lo cambierei con nulla al mondo. Dal punto di vista più pratico, sono riuscita a conciliare tutto questo grazie a un lavoro part-time da remoto. Essendo una libera professionista, dedico alcune ore settimanali a un’agenzia di comunicazione, occupandomi di campagne social, mentre il resto del tempo è dedicato ai progetti di illustrazione e alla mia formazione. Il viaggio mi ha offerto l’opportunità di immergermi in diversi contesti, specialmente in quelli legati al mondo dei videogame e dell’animazione. Tra questi, la Concept Art è una delle discipline che desidero approfondire nel prossimo futuro, poiché si integra perfettamente con il concetto di direzione creativa a cui mi riferisco da quando ho intrapreso questo percorso.

Puoi raccontarci un progetto al quale ti senti particolarmente legata? Se sì, per quale ragione? Sono fortemente legata al progetto realizzato per Sistemir, un’azienda specializzata nella regolamentazione di dispositivi medici in Europa. Questa collaborazione è stata orchestrata insieme a Cantiere Creativo, un’agenzia creativa con sede a Firenze. Si trattava di uno dei miei primi progetti su commissione, e ho avuto l’opportunità di collaborare con Leonardo Gubbini, un eccellente Art Director che mi ha fornito riferimenti stilistici chiari, offrendomi così uno spazio per esprimere la mia creatività. Il compito consisteva nell’ideare otto header per il sito web, ognuno dei quali avrebbe rappresentato una fase del processo di certificazione di un dispositivo medico. Ho cercato un filo conduttore che collegasse tutte queste fasi, creando così un viaggio coinvolgente ma sicuro, all’interno del mondo di Sistemir. Ho scelto di creare immagini panoramiche che consentissero al visitatore di muoversi agilmente attraverso questi scenari. Le parole chiave che mi hanno guidata sono state: viaggio, agilità di movimento e serenità. È stato davvero un progetto stimolante che rimarrà sempre con me.

Dove ti vedi tra 10 anni (come illustratrice)? Mi auguro di trovarmi immersa nei colori fino al naso, magari in un bell’atelier! Sento che ho molto da offrire. Desidero lavorare sempre di più nel campo della comunicazione di prodotto, specialmente nel contesto alimentare, che adoro! Tuttavia, la parte legata alla creazione di mondi e storie è quella che più mi rappresenta. Credo che gradualmente mi orienterò sempre di più verso l’ambito della Concept Art e del Character Design come modi per esprimere la mia creatività.

Contact: @valeria_cun.to

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