Le raffinate illustrazioni ad acquarello di Federica Dal Lago
“Sono Federica Dal Lago, illustratrice vicentina, classe ’91.
Ho da sempre una particolare propensione al disegno, iniziata con l’utilizzo della matita e successivamente arricchita attraverso il colore. La mia formazione artistica ha avuto inizio presso l’istituto Tecnico Boscardin di Vicenza per poi proseguire con il corso triennale di Illustrazione presso La Scuola Internazionale di Comics a Padova. Qui ho iniziato la mia ricerca stilistica: un’indagine personale continua che mi ha portato a frequentare sia corsi di disegno (tra cui quelli di Damiano Bellino) che di acquerello.”

A cosa ti ispiri? C’è un artista in particolare o un movimento artistico? L’Art Nouveau è stato uno dei primi movimenti artistici ad attirare la mia attenzione, specialmente Klimt con le sue opere a sfondi piatti ricche di dettagli in contrasto con campiture più semplici. Successivamente anche la linea espressiva di Schiele, i colori di Gauguin, la sintesi di Klee e le sue textures hanno condizionato il mio modo di osservare il mondo; Artisti forti nella loro diversità, ma tutti accomunati dalla forza del segno che prende forma: è da qui che nasce la mia passione per gli elementi decorativi, la “testurizzazione” delle superfici ed i pattern che cominciano a prendere parte nei miei lavori prima attraverso l’inserimento di molti dettagli poi con la ripetizione di motivi naturali.
Nel corso degli anni ho avuto modo di lasciarmi ispirare anche da molti illustratori come Marina Marcolin, Joanna Concejo, Carll Cneut, Elisa Talentino e molti altri ancora.
Quando hai capito che disegnare sarebbe stato il tuo destino? Ho capito che l’illustrazione era il mio destino in due momenti differenti e in due modalità diverse: il primo quando ho scelto di proseguire la mia formazione artistica dopo il diploma seguendo gli studi nell’illustrazione. Il secondo momento, che diciamocela tutta risponde al meglio a questa domanda, è stato circa tre anni fa quando ho preso consapevolezza di ciò che volevo essere e delle mie capacità decidendo di prendere in mano la mia vita licenziandomi da un lavoro che assorbiva troppo tempo e troppe energie e cominciando a dedicare molto più tempo per ciò che volevo fare diventare un lavoro a tempo pieno. Da allora ho capito che a prescindere dai successi o dalle sconfitte, quando cominci a muoverti nella direzione giusta, attorno a te si mettono in moto una serie di possibilità anche nelle forme più disparate.

Dove/come ti vedi tra vent’anni? Come mi vedo tra vent’anni?! È una domanda non semplice a cui rispondere: mi piace pensare che ogni cosa segua un flusso mosso da scelte e occasioni prese o perse, e che quindi come direbbe Bruno Munari “Da cosa nasce cosa”. So che l’arte e l’illustrazione faranno sempre parte di me ma non so quante forme differenti assumeranno. Mi piace pensare che nel mio percorso conoscerò molti illustratori e artisti che mi influenzeranno con il loro approccio ed io a mia volta il loro e questo diverrà per me fonte di evoluzione. Proprio per questo uno dei miei obbiettivi, oltre alla pubblicazione di albi illustrati, sarà quello di avere uno studio condiviso, uno spazio di lavoro ma anche di confronto, lavorare a progetti sia personali che collettivi. Diverranno realtà? Questo lo scopriremo solo vivendo!
Come descriveresti il tuo stile? In tutte le illustrazioni cerco sempre di inserire elementi naturali. Mi piace la linea, cerco di creare dei dettagli ed elaborazioni su sfondi sfumati. Mi piace tutto ciò che è grezzo, sporco, macchiato. Mi intrigano molto le macchie perché ci immagino delle forme e da lì spesso e volentieri evolvo i miei lavori. Potrei definire il mio uno stile decorativo grazie alla continua presenza di elementi e motivi che si ripetono. La passione per i pattern influenza le mie illustrazioni attraverso una commistione di pieni e vuoti dati sia dal colore che dal gioco di alternanza di dettagli e campiture.

Che valore ha per te l’analogico? Prediligo l’analogico, anche se sono convinta che ad un professionista serva una conoscenza di entrambe le pratiche. Sono attratta dall’aspetto materico ed amo sporcarmi le mani con i colori! Con il digitale questo naturalmente non è possibile. Credo sia impagabile il poter mescolare i colori con il pennello (si, utilizzo molto l’acquerello) La vera sfida e forza di questa tecnica è che non si può tornare indietro, cioè non sono possibili correzioni. Se con l’acquerello casualmente il foglio si sporca per me diventa spunto per far nascere qualcos’altro, perchè è dal difetto che può nascere qualcosa.
Contatti: @federica_dallago

